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Caracas «liberalizza»
il mercato del bolivar

Il Venezuela "cede" al mercato nero. Incapace di mantenere il controllo del bolivar, trattato su un mercato parallelo a 87 per un dollaro contro i 6,3 ufficiali per i beni preferenziali (tasso Cencoex) e gli 11,8 per tutti gli altri prodotti (tasso Sicad), il governo del presidente Nicolás Maduro – che in questi giorni affronta proteste sociali molto aspre – ha deciso di mollare almeno parzialmente la presa sulla valuta riformando un sistema introdotto nel 2003. «Lasceremo che il cambio sia determinato dall’equilibro tra offerta e dalla domanda», ha detto, con un linguaggio non consueto per i politici del paese, il vicepresidente, ministro del Potere popolare sul petrolio e le miniere e presidente della compagnia petrolifera nazionale Pdvsa Rafael Ramírez che ha aggiunto: «Il nemico è il tasso di cambio parallelo, che abbatteremo».

 

Una piccola riforma

Il cambiamento è davvero limitato. È vero che sono state abrogate le norme del 2010 che punivano gli scambi di valuta tre aziende e tra privati. Il nuovo sistema valutario però introduce in realtà un terzo tasso di cambio (Sicad 2) al fianco dei due già esistenti, il quale verrà definito attraverso aste quotidiane da realizzare attraverso il sistema locale della permuta, in sostanza uno swap di bond. Le quotazioni di titoli di Stato, non a caso, sono salite lunedì 24 febbraio, giorno dell’annuncio delle riforma, del quattro per cento, e le obbligazioni della Pdvsa, anch’esse utilizzabili sul nuovo mercato, del tre per cento.

 

In attesa dei regolamenti

Toccherà alla Banca centrale emanare le nuove norme operative per questo mercato, ma i tempi dovrebbero essere molto rapidi. L’esito sarà un deprezzamento del bolivar, ma non così ampio come le quotazioni sul mercato nero potrebbero far pensare. «Ci aspettiamo – spiega Francisco Rodríguez di Bank of America Merrill Lynch (BoA Ml) – che il tasso di cambio risultante dal nuovo sistema possa inizialmente muoversi in un range compreso tra 25-40 bolivar per un dollaro, che genererebbe una svalutazione del 43-57% nel tasso medio e porterebbe il deficit fiscale a un livello “a cifra unica” (in rapporto al Pil, ndr). Pensiamo che questo notevole indebolimento del cambio possa continuare durante l’anno».

 

Promesse?

Non è la prima volta, ricorda Rodríguez, che il governo di Caracas promette riforme del mercato valutario, salvo poi “correggere” quelle che considerava quotazioni indesiderate. Potrebbe però imporre una vera svolta, oggi, il disallineamento del mercato nero, dove il dollaro è trattato a un prezzo più alto del 1.291% rispetto al tasso principale (il Sicad) del mercato ufficiale: un livello talmente elevato da attirare la speculazione.

 

Effetti negativi già anticipati

L’enorme deprezzamento del bolivar sul mercato nero ha già lasciato dispiegare gli effetti negativi di una svalutazione: l’inflazione è alle stelle. Il deficit fiscale, grazie agli introiti in dollari del petrolio, potrebbe invece calare con la riforma. La BoA Ml prevede che dal 14,4% previsto finora per il 2014 si possa scendere al 9,2% con un bolivar a 25 per un dollaro e addirittura al 3,2% con il vecchio tasso ufficiale Sicad a 14 e il nuovo Sicad 2 a 40 (pari a una media di 14,8 con il Cencoex  e a una svalutazione del 57 per cento.