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Rajan, l’economista che avvertì i banchieri centrali

Nessuno ha predetto la crisi, si dice comunemente. In realtà Dirk Bezemer, dell’Università di Groningen, ha mostrato che non è vero, e ha indicato dodici economisti, molti dei quali eterodossi, che hanno previsto per tempo le turbolenze finanziarie e la recessione. Nessuno però li ha ascoltati: erano troppo fuori dal coro.

Occorre però aggiungere a questo gruppo di “buoni previsori gli economisti della Banca dei regolamenti internazionale, che sono riusciti anche a elaborare una buona spiegazione sulle cause del disastro. E sarebbe bizzarro argomentare che i banchieri centrali non hanno colto gli allarmi della Bri: i suoi rapporti annuali sono approvati da 56 banche centrali del mondo. Molto probabilmente li hanno snobbati.

Si sono comportati allo stesso modo nel 2005, al Simposio annuale di Jackson Hole organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City. In quell’occasione Raghuram Rajan, oggi professore all’Università di Chicago, e allora capo economista del Fondo monetario internazionale, autore con Luigi Zingales di “Salvare il capitalismo dai capitalisti”, avvertì banchieri centrali, politici ed economisti: “Dovremmo essere preparati a una svolta sfavorevole, poco probabile, ma molto costosa. In un’eventualità simile le perdite causate da una catastrofe finanziaria non potranno essere sopportate solo dalla generazione attuale, ma dovranno essere condivise con quelle future”, disse nel suo discorso “Gli sviluppi finanziari hanno reso il mondo più rischioso?”. Rajan era preoccupato dal “comportamento perverso”, di molti manager, spinti da incentivi sbagliati e da una situazione di bassi tassi di interesse. Auspicava una politica monetaria più consapevole e una migliore vigilanza.

Quasi nessuno, nell’auditorio, dette ragione a Rajan: non Lawrence Summers, oggi direttore del National Economic Council della Casa Bianca, non Stanley Fisher, governatore della Banca d’Israele. Axel Weber, oggi candidato alla presidente della Bce, disse in buona sostanza: “Lavora un po’ meglio su questi punti”. Donald Kohn, oggi vice presidente della Federal Reserve, fece riferimento alla Dottrina Greenspan che lodava gli sviluppi del sistema finanziario temuti da Rajan, e concluse che “ricordare al pubblico dell’incertezza intrinseca nell’evoluzione dell’economia e delle rispose politiche è appropriato e dovrebbe avere qualche effetto”. Jean Claude Trichet, presidente della Bce, riconobbe solo che nel sistema finanziario c’era poca trasparenza. Soltanto Alan Blinder, economista senza pregiudizi ed ex vicepresidente della Federal Reserve, difese Rajan.

La domanda è: perché questa sordità? Ideologia, mancanza di adeguati regole sulla responsabilità dei banchieri centrali, o incapacità delle attuali strategie di politica monetaria di affrontare i problemi dell’instabilità finanziaria? Il mondo ha bisogno di una risposta.