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Quanto può davvero crescere l’economia italiana?

L’Italia torna a crescere. L’andamento del prodotto interno lordo nel terzo trimestre (+0,5%) ha comprensibilmente entusiasmato il mondo politico, ormai già in campagna elettorale. Si può però davvero dire che l’economia italiana sia uscita dalle difficoltà? È una domanda importante: la produzione di beni e servizi (in termini di valore aggiunto), la spesa di imprese, stato e cittadini, il reddito degli italiani – tutte definizioni alternative del pil – non sono ancora tornate ai livelli del 2007, precedenti la grande crisi. Siamo ancora indietro.

Far previsioni è diventato impossibile per le grandi organizzazioni e le banche centrali, e a maggior ragione lo è per chi deve limitarsi a fare un’analisi esplorativa o poco più. La domanda – siamo usciti dalle difficoltà? – può però essere formulata in modo diverso: è sostenibile l’attuale andamento della crescita? L’analisi economica fornisce una serie di strumenti – alternativi tra loro, non sempre univoci nei risultati, e sicuramente discutibili – che permettono di individuare il livello di crescita potenziale di un’economia.

Un tempo si sarebbe detto che questo livello di crescita determinava anche la soglia sopra la quale sarebbero aumentate le pressioni sull’inflazione. Oggi, in una fase di inflazione bassa – e seguendo le indicazioni degli economisti della Banca dei regolamenti internazionali, guidati da Claudio Borio – si può dire che sia piuttosto il livello di crescita sostenibile (anche, se non soprattutto, sul piano creditizio e finanziario).

Quando si rompe il motore…

Un primo sistema permette di definire un trend lineare per escludere le oscillazioni – cicliche, temporanee – della crescita. Applicarlo all’intero periodo ’95-2017, letteralmente interrotto dalla grande recessione, sarebbe lusinghiero: lascerebbe pensare a un avvicinamento del pil corrente verso il trend (in rosso). Non ha però molto senso, e i dati statistici lo confermano: quel trend non spiega proprio niente…

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Un dopo crisi preoccupante?

Occorre separare il periodo precedente la Grande recessione da quello successivo: con la crisi il motore dell’economia italiana si è decisamente rotto, e la sua velocità di crociera è diventata più bassa. Anche eliminando la fase di crisi – che peserebbe sui dati – il quadro che emerge è decisamente preoccupante ma – per fortuna – anche in questo caso i dati del periodo 2009-2017 non hanno un gran potere esplicativo. Al di là degli aspetti tecnici, dal 2009 a oggi l’Italia ha subìto una seconda recessione, e il trend lineare non tiene conto della ripresa dell’ultimo periodo, caratterizzata non solo da un aumento del pil, ma anche da una sua moderata accelerazione.

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La ripresa del 2013-2017

Meglio soffermarsi sull’ultima ripresa, iniziata a metà 2013. In questo caso, un’estrapolazione lineare del trend mostra che il pil del terzo trimestre è ben al disopra del pil potenziale. Tecnicamente la tendenza ha un ampio potere esplicativo – R2 è pari al 92% – ma è evidente che l’andamento dell’attività economica non è esattamente lineare.

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La parabola impossibile

Per descrivere l’andamento del pil dell’ultimo periodo è più significativo un andamento “parabolico” – quadratico – che rivela in pieno l’accelerazione inferta all’attività economica italiana (e, in parte, l’entusiasmo del mondo politico). Non illuda però la scala del grafico: il pil del 2007 sarebbe raggiunto, seguendo questo trend, a metà del 2020, quando la crescita raggiungerebbe lo 0,7% trimestrale, un livello che non appare del tutto sostenibile (la media precrisi non raggiungeva il + 0.4%…).

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Un trend più flessibile

L’analisi lineare ha comunque l’inconveniente di essere troppo poco flessibile rispetto all’andamento dell’economia. Una via alternativa è quella di applicare un filtro che permetta di decomporre l’andamento del pil in una tendenza di fondo – più flessibile però del trend lineare – e una componente ciclica, provvisoria e destinata. Il filtro più usato è l’Hodrick-Prescott (HP), non privo di inconvenienti, ma ritenuto ancora affidabile perlomeno per l’analisi (molto meno per le previsioni). Anche in questo caso, però, il pil italiano appare superiore, e da qualche tempo, al pil potenziale e quindi al livello sostenibile per l’economia, che permetteva nel primo, nel secondo e nel terzo trimestre una crescita dello 0,4% circa. Il pil effettivo sarebbe invece superiore al potenziale da inizio anno. L’ipotesi che la ripresa– pur proseguendo – rallenti non può dunque essere esclusa. Anche perché uno dei problemi del filtro HP è proprio quello di considerare strutturali, appartenenti al trend, fattori puramente ciclici, temporanei. In questa fase, quindi, potrebbe mostrare un eccessivo ritmo di crescita della tendenza “strutturale”. Un pil comunque al di sopra di un trend così “gonfiato” linea di tendenza può allora davvero essere a livelli poco sostenibili.

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Smontare e rimontare il pil

C’è un ultimo sistema, che consiste nell’applicare un filtro HP a ciascuna delle componenti del prodotto interno lordo: consumi privati e pubblici, investimenti, esportazioni e importazioni, che vanno poi algebricamente sommate. I risultati però non sono molto diversi nell’andamento generale, anche se in questo caso il trend non sembra garantire, al momento, una crescita superiore allo 0,12% trimestrale. Il pil effettivo sarebbe superiore al potenziale dal terzo trimestre del 2015.

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Un motore da cambiare

Le conclusioni non sono entusiasmanti. Non sembra, almeno al momento, che la ripresa italiana possa proseguire sui ritmi attuali, e del resto le proiezioni del Fondo monetario internazionale – ma non quelle dell’Istat – indicano un rallentamento della crescita nei prossimi anni. L’unica strada è cambiare il motore dell’economia. Per farlo occorrono però riforme strutturali molto intense, non limitate al solo mercato del lavoro – come si tende a fare – che incentivino anche una diversa “cultura” economica e sociale del paese. Non sarà facile.

(Dati Eurostat destagionalizzati e corretti in base al calendario, elaborati dall’autore con linguaggio di programmazione R. Trend lineare e polinomiale logaritmico. Filtro HP con lambda = 1600)

  • Dott.Alfonso bisogni |

    Credo ke bisogna cambiare drasticamente rotta dal punto di vista sia della spending review che della pressione fiscale a famiglie ed imprese e mettere mano al sistema pensionistico altrimenti quella famosa luce in fondo al tunnel del 2012 sarà solo un miraggio irraggiungibile!!!

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